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Giuseppe Micunco

Giuseppe Micunco
autore
Stilo Editrice
Giuseppe Micunco, di Bari, già docente di latino e greco nei licei di Stato, e di latino e greco biblico in istituti teologici pugliesi, è impegnato nella comunità ecclesiale barese come direttore dell’Ufficio Laicato e notaio attuario per la cause dei santi. È stato collaboratore dell’UTET per la collana dei classici latini, scrive su riviste scientifiche, è autore di numerose pubblicazioni nel campo della cultura sia classica che cristiana. Tra i più recenti lavori l’ultimo volume (n. 12) per la collana Piccola letteratura greca da lui curata, Socrate e Platone. La ricerca e l’idea (Stilo 2018) e, per la collana Studi storici per la chiesa di Bari-Bitonto, l’edizione critica, con traduzione e indici, de I sette sigilli, opera del monaco medievale barese Benedetto da Bari (Edipuglia 2018).

Libri dell'autore

Benedizionale di Bari

Fuoco e acqua, cielo e terra nella liturgia della Veglia pasquale in un rotolo dell'XI secolo

editore: Stilo Editrice

pagine: 152

La liturgia della Veglia pasquale in un rotolo dell'XI secolo
28,00 26,60

Exultet I di Bari

Parole e immagini di pace tra Oriente e Occidente alle origini della letteratura di Puglia

editore: Stilo Editrice

pagine: 216

«La prima espressione poetica pugliese» in un nuova edizione arricchita da un approfondimento sulle notazioni musicali e da uno studio sui 48 santi raffigurati nelle cornici marginali che corrono lungo la pergamena
30,00 28,50

Inni omerici

Gli dèi

editore: Stilo Editrice

pagine: 94

I Greci sono stati un popolo laico, caso unico, si può dire, nel mondo antico: non hanno avuto libri sacri, né caste sacerdotali. Hanno avuto contatti con realtà religiose diverse e le hanno razionalizzate; hanno cercato nella loro riflessione, più filosofica che teologica, di ‘sistemare’ organicamente i poteri delle varie divinità, purificando una concezione teologica troppo antropomorfica e rendendo gli dèi nello stesso tempo sempre più nobili, ma anche sempre più vicini.
8,00 7,60

Esiodo. Teogonia

Dal chàos al kòsmos

di Giuseppe Micunco

editore: Stilo Editrice

pagine: 62

Nella Teogonia Esiodo, nel ricostruire in modo sistematico le origini degli dèi, propone un percorso che va dal chàos al kòsmos, dal ‘disordine’ all’ordine. Lo fa ancora nella lingua, nello stile e nell’esametro dell’epica e, in qualche modo, in continuità con i punti fermi messi dai poemi omerici, alla ricerca di elementi saldi di civiltà. Un cammino dal disordine all’ordine, è, in fondo, un cammino dall’irrazionale al razionale, dall’‘ira’ disordinata, se così si può chiamare, degli elementi primordiali, alla ‘pietà’ ordinatrice di Zeus e all’umanità dell’uomo.
8,00 7,60

Esiodo. Le opere

Il lavoro e la giustizia

editore: Stilo Editrice

pagine: 62

Esiodo riparte nella sua nuova opera dal punto di arrivo della Teogonia, da Zeus. Il lavoro è la ‘parte’ assegnata da Zeus all’uomo, è il peso che deve portare, ma anche la sua grandezza. L’esaltazione del lavoro, unita al dovere strettamente connesso di rispettare la giustizia, rappresenta la nuova conquista della civiltà occidentale.
8,00 7,60

Saffo e la lirica monodica

La cosa più bella

editore: Stilo Editrice

pagine: 110

Nella mutata situazione socio-politica, determinata dalla seconda colonizzazione (VII-VI sec. a.C.), nasce una nuova poesia che ci attesta una ricerca di motivazioni, di riflessione, di senso. Questo lavoro ricostruisce la lirica del ‘canto a solo’ intorno all’interrogativo posto da Saffo (ma che è anche degli altri poeti) circa ‘la cosa più bella’, quella che rende la vita degna di essere vissuta, che sia l’eros del bello, l’amore e l’amicizia, la giovinezza, la forte sopportazione, il vino e la lotta politica, la poesia stessa. Non conta più la comune opinione di una società che metteva al primo posto l’aretè, il valore guerriero, la gloria delle armi, per cui ideale supremo era morire in battaglia, magari per mano di un valoroso eroe… Conta la vita personale di Saffo, conta l’uomo, ogni uomo, con tutte le sue passioni e debolezze.
8,00 7,60

Pindaro e la lirica corale

L'ebbrezza e la misura

editore: Stilo Editrice

pagine: 88

8,00 7,60

Eschilo

La giustizia di Zeus e la nascita della democrazia

editore: Stilo Editrice

pagine: 126

Eschilo partecipò personalmente alle vittoriose battaglie di Maratona e di Salamina (490 e 480 a.C.) e vide il trionfo della civiltà greca su quella persiana, della giustizia divina sull’empietà barbara, della democrazia ateniese sulla monarchia orientale, della libertà sul dispotismo tirannico. Nelle sue tragedie il poeta di Eleusi cantò tutto questo, spiegando e consolidando, alla luce della sua teodicea, le ragioni profonde della nascita della democrazia nella città di Atene e nella civiltà occidentale.
10,00 9,50

Sofocle

La sapienza di Zeus e la democrazia matura

editore: Stilo Editrice

pagine: 130

Sofocle ha cantato la vittoria di Salamina, ha vissuto gli anni splendidi della democrazia periclea, dello splendore di Atene nella letteratura e nella filosofia, ma ha anche conosciuto gli anni della peste, delle sconfitte (la spedizione in Sicilia), del regime oligarchico dei Quattrocento, della corruzione dei costumi e degli scandali, anche in materia religiosa. In tutto, però, ha sempre conservato una grande serenità e una grande fede nella protezione degli dèi, nella ‘paternità’ di Zeus, in una sorta di provvidenza divina – pur per le vie di una sapienza non sempre accessibile ai mortali –, ma anche una grande fede nell’uomo, nella sua capacità, soprattutto politica, di operare cose grandi, in particolare con la parola e con l’intelletto, e nella sua capacità di imparare a praticare la misericordia, la pietà, il ‘con-amare’.
10,00 9,50

Euripide

L'assenza di Zeus e la crisi della democrazia

editore: Stilo Editrice

pagine: 160

«Nessun’altra figura della letteratura antica è così difficile da afferrare nei suoi diversi aspetti. Per molti riguardi egli appartiene ancora al periodo culminante dell’età classica, eppure nella sua opera comincia a dissolversi quella grandiosa compattezza che è propria tanto del Partenone quanto della matura tragedia sofoclea. Nell’opera euripidea il pathos della passione ardente è accostato ad una contemplatività razionalistica, canti religiosi sono rivolti agli stessi dèi che altrove sono respinti nel regno della favola, e dappertutto l’intensità del dubbio supera di molto la sicurezza della risposta» (Lesky).
12,00 11,40

Aristofane

La commedia della democrazia

editore: Stilo Editrice

pagine: 80

Quella di Aristofane è la commedia della democrazia ateniese del V secolo, la comica rappresentazione sulla scena della vita della pòlis: le discussioni e i contrasti sulla pace e la guerra, le tensioni e le lotte tra demagoghi e cavalieri, le questioni e le diverse ‘scuole’ filosofiche e letterarie, le discriminazioni tra uomini e donne, schiavi e liberi, greci e barbari… Su tutto il poeta dice la sua, cerca il favore del popolo, cerca anche di educarlo, di motivarlo all’azione. E lo fa con grande libertà, a volte rischiando la denuncia, a volte presentando una denuncia lui stesso.È la commedia della democrazia nel senso che è la democrazia a rappresentare la commedia tramite il poeta che se ne fa interprete, ma lo è anche nel senso che è la democrazia ad essere rappresentata. Un grande esercizio di libertà sempre possibile, finché la libertà dura.
8,00 7,60

Erodoto e Tucidide

Uomini e dèi nella storia

editore: Stilo Editrice

pagine: 120

Le antiche e grandi civiltà orientali avevano scritto di storia, ma la loro era una storia ufficiale, raccontata da chi deteneva il potere, e quindi di parte, autoreferenziale, spesso propagandistica, meno preoccupata della verità, molto di più dell’immagine. Furono i Greci ad aprire vie nuove al racconto storiografico. Furono Ecateo, Erodoto e Tucidide, con approcci e metodi diversi, sia per la parte chedoveva avere lo storico, sia per la lettura dei fatti.‘Filosofi’ per natura e per vocazione, si chiesero, cercarono di capire, soprattutto, se fossero gli uomini a fare la storia o se la storia, pur fatta dagli uomini, fosse anche in qualche modo o del tutto nelle mani degli dèi. È un dilemma che interesserà anche i secoli a venire, dalla storiografia provvidenzialistica e cristiana al razionalismo umanistico e moderno.La grande storiografia del V secolo a.C. ha al centro Atene, la sua ascesa, la sua akmè, il suo declino, per intenderne e darne le ragioni. Troverà altre strade, e già con Senofonte e Ctesia, quando il mondo si sarà allargato ad altri popoli, ad altre culture, e si muoverà tra il romanzesco e il paradossale, tra l’aneddotico e il meraviglioso, continuando a narrare di storia ma perdendo di vista la ricerca della verità in nome della piacevolezza del proprio racconto.Le storie di Erodoto e di Tucidide resteranno un ‘acquisto per sempre’.
12,00 11,40

Socrate e Platone

La ricerca e l'idea

editore: Stilo Editrice

pagine: 102

‘Conosci te stesso’, il motto scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, per Socrate non significa solo conoscere in sé l’individuo con le sue caratteristiche contingenti, ma conoscere e riconoscere in sé ciò che è universalmente umano.Vuole dire ‘conosci la tua anima’, giacché l’uomo, nella sua essenza più profonda, non è altro che la sua anima. Il suo pensiero ce lo ha trasmesso il discepolo Platone, in ‘dialoghi’ in cui la ‘ricerca del maestro’ si approfondisce e sviluppa fino alla scoperta del mondo delle idee e dell’Idea di sommo bene: è quella che Platone chiama la ‘seconda navigazione’, che, spiega Reale. L’anima e la metafisica: non solo e non tanto conquiste teoretiche, ma ragioni di un impegno nella pòlis per la verità e per il bene comune.Le storie di Erodoto e di Tucidide resteranno un ‘acquisto per sempre’.
12,00 11,40

Omero. Iliade

L'ira di Achille

editore: Stilo Editrice

pagine: 62

Attraverso l’analisi e il commento di alcuni passi scelti, l’autore ci aiuta a rileggere l’opera di Omero cogliendone quei significati profondi in cui classicità e modermità si incontrano. Il poeta greco, infatti, pur nella grande ricchezza, di racconti, di imprese, di personaggi, ha una chiara proposta culturale: nel confronto tra l’ira folle e feroce dell’eroe greco e l’umanità di Ettore, tra l’irrazionale e il razionale, tra cultura guerriera e cultura di pace, propone di mettersi alle spalle un mondo regolato dall’istinto guerresco per trovare una nuova misura della vita. Le passioni, le guerre, dolore e tristezza, continueranno ad affliggere gli uomini, ma la possibilità che l’ira possa trovare una misura, essere razionalizzata da leggi di umana pietà, essere illuminata da ragioni di civiltà (e in tutto questo la poesia riveste un ruolo importante) è la nuova frontiera che l’Iliade apre in maniera irreversibile all’Occidente.
8,00 7,60

Omero. Odissea

L'uomo che conobbe

editore: Stilo Editrice

pagine: 86

Odìsseo impara a sue spese che il conoscere si lega strettamente al soffrire: soddisfare il desiderio di conoscere costa sofferenza e il sapere aumenta il soffrire. Questo binomio conoscere/soffrire è la nuova fondamentale acquisizione del poeta dell’Odissea, ma anche del pensiero greco e di tutta la cultura occidentale. Ed è un’acquisizione che segna un altro punto fermo rispetto, non solo alla civiltà guerresca dell’Iliade, ma anche a visioni della vita ormai indegne di un uomo che voglia veramente e pienamente essere tale e che si caratterizza, invece, soprattutto e prima di tutto, per la sua razionalità.
8,00 7,60

Cantico delle creature

Natura e società nella teologia trinitaria del Cantico di frate Sole

di Francesco d'Assisi

editore: Stilo Editrice

pagine: 136

Il Cantico delle creature è considerato il primo testo artistico della letteratura italiana, sia per la concezione ottimistica e serena della vita umana e della natura, sia per una consapevolezza culturale che gli viene soprattutto dalla Sacra Scrittura, ma anche dalla tradizione classica e dalla letteratura provenzale. San Francesco propone un rapporto armonioso con la natura, con l’universo, con gli uomini, con Dio, attraverso una fratellanza universale che gli fa chiamare tutte le creature, e non solo gli uomini, ‘fratello’ e ‘sorella’, tutti resi tali dall’opera creatrice del Padre celeste.Giuseppe Micunco «conosce le molteplici problematiche di natura linguistica e teologica soggiacenti alla composizione. […] Non si rinchiude, però, nella sola analisi dell’aspetto formale. Senza venir meno al rigore scientifico, si lascia attirare dallo stupore per la bellezza di un testo che ha il sapore di una vita totalmente trasfigurata dalla grazia; una testimonianza che la parola esalta e rende ancora più lucente e affascinante» (Vito Angiuli).
14,00 13,30

Inno in onore della passione del beatissimo martire Lorenzo

di Aurelio Clemente Prudenzio

editore: Stilo Editrice

pagine: 112

L’inno di Prudenzio è stato scritto in un’epoca (IV-V sec.) di crisi culturale e religiosa, di travagliato passaggio da un mondo, quello romano, ricco di tanti valori, ma ormai in decadenza, alla nuova civiltà cristiana. Leggerlo ci può servire a operare un discernimento tra veri e falsi valori nell’attuale temperie culturale di fine millennio. Prudenzio non condanna moralisticamente la Roma pagana, ma vede, anzi, in essa l’attuarsi del piano provvidenziale di Dio in vista della salvezza del mondo e mostra come è possibile instaurare un proficuo dialogo tra culture diverse. Prudenzio fa questa proposta religiosa e culturale attraverso la splendida figura del diacono Lorenzo, un giovane “romano” e cristiano, fedele a Cristo e alla Chiesa, ma, insieme, preoccupato anche del bene dell’imperatore e dei Romani che ancora non credono. Il testo mette al centro i poveri, vero tesoro della Chiesa: i poveri dovrebbero essere, sembra dire Prudenzio, anche il vero tesoro dello Stato, che spesso, invece, proprio sulla pelle dei poveri fonda il proprio benessere. Il messaggio del poeta è, dunque, non solo evangelico, ma anche civile e sociale. Prudenzio è convinto che anche la poesia debba avere piena cittadinanza nella “casa del Padre” e ritiene che la sua vocazione di cristiano sia quella di celebrare le meraviglie che Dio opera nella storia attraverso la poesia e attraverso il bello.
8,00 7,60

Canta chi ama

La musica e il canto in sant’Agostino

di Giuseppe Micunco

editore: Stilo Editrice

pagine: 144

In un’epoca come la nostra, in cui di musica se ne produce e se ne consuma tanta, ma in cui sulla musica poco si riflette, questo lavoro si propone di conoscere a riguardo il pensiero di un grande teologo, esegeta e pastore come sant’Agostino. La musica e il canto sono per lui espressione di un ordine più grande che, proprio la musica e il canto, quelli in particolare della comunità cristiana, permettono, attraverso l’armonia di voci e strumenti, di scoprire e di riprodurre, fino ad arrivare a Colui che tutto ordina con sapienza e amore. Una ricca antologia di testi permette di entrare nella sapienzialità di Agostino, nel ‘canto nuovo’ che nasce dalla Scrittura e dall’amore: «Canta chi ama».
12,00 11,40

Il Cantico nuovo

La musica e il canto nel Nuovo Testamento

di Giuseppe Micunco

editore: Stilo Editrice

pagine: 124

Il canto nuovo è quello degli uomini nuovi della nuova alleanza inaugurata da Gesù nel suo mistero pasquale. Musica e canto hanno una parte importante nei testi del Nuovo Testamento, non solo quando propriamente parlano in concreto della lode di Dio nella comunità cristiana, ma anche quando i termini del linguaggio musicale sono usati metaforicamente per definire la novità di vita dei credenti in Cristo. L’analisi di una settantina di passi individuati nei Vangeli, negli Atti, nelle Lettere, nell’Apocalisse, condotta esegeticamente nel contesto della tradizione musicale ebraica e di quella greca, mette in luce una prima comunità che canta nella gioia la Pasqua del Signore, e può costituire un prezioso riferimento per il canto delle nostre assemblee liturgiche.
10,00 9,50
 

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