Intervento della Presidente del Parlamento, Elisa Spiropali, nella cerimonia organizzata con l’occasione del centenario dell’assassinio di Luigj Gurak
INTERVENTO DELLA PRESIDENTE DEL PARLAMENTO, ELISA SPIROPALI, NELLA CERIMONIA ORGANIZZATA CON L’OCCASIONE DEL CENTENARIO DELL’ASSASSINIO DI LUIGJ GURAKUQI
3 Marzo, ore 10:00, Bari, Palazzo della Città
Illustre Sindaco, Gentili Signore e Signori, Cari amici
Luigj Gurakuqi ha terminato il suo cammino terreno in questa città che ha forse amato più della sua patria, l’Albania. Questo è stato il destino di Luigj Gurakuqi, il patriota, l’intellettuale, l’enciclopedista, lo scrittore, il politico, il diplomatico, l’economista, lo statista, il parlamentare e l’oratore, il quale, da un secolo, da quella targa semplice ma un potente simbolo, in Corso Vittorio Emanuele, contempla nello spirito il posto e le persone della città dove trovò rifugio e dove diede l’ultimo respiro.
Il fatto che è stato un delegato all’Assemblea di Valona, l’autore che scrisse il testo della Dichiarazione dell’Indipendenza e cofirmatario della stessa, sarebbe più che sufficiente per chiamare Luigj Gurakuqi uno dei padri fondatori dello Stato albanese.
Luigj Gurakuqi è rimasto ucciso in un periodo burrascoso per l’Albania, in un periodo turbato per l’Italia e in una decade offuscata per l’Europa e per il mondo. L’Albania aveva appena superato la prima decade come uno Stato indipendente, aveva trascorso alcuni anni difficili e stava entrando ad una nuova fase di organizzazione e costruzione dello Stato. Luigj Gurakuqi fu un democratico autentico e credeva che l’Albania potesse essere governata in modo democratico e liberale, ma, purtroppo, l’Albania non aveva ancora raggiunto quella fase di maturità statale e democratica.
Una parte della classe politica e governante di essa, vedeva nell’avversario politico il nemico e la sua sconfitta era da loro percepita, voluta e ottenuta non con i voti e le elezioni, ma con la violenza. E non solo nel caso di Luigj Gurakuqi.
Anche l’Italia stava trascorrendo anni turbati perché erano i primi anni d’instaurazione della dittatura fascista. L’Europa e il mondo erano altrettanto minacciati da tale che dopo poco più di un decennio, avrebbe provocato l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Luigj Gurakuqi non era una figura casuale, né episodica, ma una personalità dal ruolo determinante per il destino dell’Albania all’inizio secolo scorso. Erano gli anni in cui l’Albania si stava facendo e il patriota e lo statista, il guerriero e il nostro grande intellettuale era sempre lì. Era tra gli uomini di maggiore spicco dell’Albania a difendere la propria patria con il sapere e la penna, ma anche con le sue battaglie. Non era soltanto un intellettuale poliedrico, ma anche un guerriero che si batteva per l’indipendenza dell’Albania.
È stato uno dei principali protagonisti del Congresso di Manastir, noto come il Congresso di unificazione dell’alfabeto della lingua albanese, nell’anno 1908, e uno dei principali autori degli alfabeti approvati in tale congresso. Fu a capo degli sforzi compiuti per la nascita del concetto, del contenuto, del carattere e dei principi della scuola nazionale e del sistema scolastico albanese, non solo come architetto, ma anche come chi applica tale sistema, servendo come preside della prima Scuola Superiore aperta a Elbasan nell’anno 1909. Fu anche autore di centinaia di pagine di alcuni testi scolastici. Nel 1911 fu uno dei leader della rivolta dei malësor della distretto di Scutari ed autore del Memorandum di Greçë, precursore della dichiarazione dell’indipendenza dell’Albania. Luigj Gurakuqi non è diventato uno degli uomini più distinti dell’Albania in un giorno solo e neanche per caso. Lui era il più stretto collaboratore di Ismail Qemali, il fondatore dello Stato indipendente albanese, il quale anch’egli, per una triste coincidenza aveva dato il suo ultimo respiro, sei anni prima, sempre in Italia, a Perugia. Gurakuqi, prima di recarsi a Valona, al fianco di Ismail Qemali, aveva preso parte all’incontro di Bucarest, che anticipava la dichiarazione dell’indipendenza dell’Albania. I padri fondatori dell’Albania si sono trovati, in quei tempi storici, di fronte ad una supplica incalzante del popolo albanese: fatte qualcosa per il destino del nosto paese. Loro hanno dato la loro vita per l’Albania.
Lui ha servito come Ministro dell’Istruzione e costruttore del sistema scolastico nel Governo Provvisorio di Valona, introducendo il sistema scolastico elementare obbligatorio per ragazzi e ragazze. Come impareggiabile diplomatico, era al fianco di Ismail Qemali alla Conferenza di Londra, nel 1913, e membro della delegazione dell’Albania alla Conferenza per la Pace, a Parigi, nel 1919. Era inoltre il più stretto collaboratore del democratico liberale Sua Eccellenza Fan Noli, il quale è stato Primo Ministro dell’Albania nell’anno 1924, e nel governo del quale Luigj Gurakuqi ha servito come Ministro delle Finanze.
Insieme al Primo Ministro Fan Noli, ha preso parte all’assemblea della Lega delle Nazioni, a Ginevra, nell’anno 1924. Per tre anni, 1921-1924, è stato eletto come parlamentare di Scutari al Parlamento dell’Albania e come uno dei più distinti leader dell’opposizione democratica, si è battuto per la democratizzazione della società albanese, per l’agevolazione della situazione dell’agricoltura, per lo sviluppo economico, il progresso culturale e la difesa dell’indipendenza dell’Albania dai rischi che la minacciarono per un lungo tempo.
L’oratoria e l’attività parlamentare di Luigj Gurakuqi sono una fonte preziosa e punto di riferimento per noi, parlamentari albanesi. Un democratico dalle idee chiare sulla coesione religiosa e sociale dell’Albania, richiedendo e argomentando in teoria la separazione delle fedi religiose dallo Stato e l’armonia fra le fedi e le comunità religiose, secondo il principio da egli stesso articolato: “Religione libera in uno Stato libero”. Quello che, con il trascorrere dei tempi, sarebbe diventato uno dei tesori culturali e nazionali dell’Albania: la convivenza e l’armonia religiosa. Essendo un distinto patriota e diplomatico, egli era anche un promotore e fautore di amicizia fra i popoli, ed ha servito quale ponte di collegamento e di amicizia fra l’Albania e l’Italia, gli albanesi, gli arbëresh e gli italiani.
Una tale visione era dovuta anche a dei motivi specifici. La Scutari dell’infanzia di Gurakuqi ferveva dalle idee e dagli sforzi per congiungersi alla famiglia europea, dalla quale era stata brutalmente staccata da secoli. A Scutari avevano trovato rifugio ormai da anni attivisti politici italiani, combattenti per l’unità d’Italia. La loro presenza a Scutari era ovviamente uno dei motivi per la propagazione delle idee del Partito Mazziniano fra gli abitanti di Scutari. Gli studi al Collegio di San Demetrio Corone, dove insegnava il grande patriota, il noto scrittore Girolamo de Rada, nonché all’Università di Napoli, dove insegnava il professore della lingua arbëresh, Giuseppe Schirò, hanno avuto un ruolo non indifferente nella sua formazione. In Italia conobbe da vicino personalità di spicco della comunità arbëresh ed ha inoltre visse gli sviluppi politici, sociali, culturali ed economici dell’Italia, ma anche di altri Paesi.
Durante un secolo, questo angolo e questo marciapiede in Corso Vittorio Emanuele, dove i cittadini di Bari hanno posto la targa commemorativa dell’assassinio del patriota e dello scrittore albanese Luigj Gurakuqi, “hanno visto e vissuto” tanti momenti storici. Storie che hanno testimoniato che l’amicizia fra l’Albania e l’Italia si è resa più forte ed ha resistito alle sfide della storia. Hanno vissuto eventi drammatici, addirittura tragici, ma anche gioiosi. Nelle sfide che la storia ci ha fatto affrontare durante un secolo dall’assassinio di Luigi Gurakuqi, gli italiani e gli albanesi hanno scelto, con saggezza e intelligenza, di preservare e rafforzare la loro amicizia.
Quella targa commemorativa ha visto i cittadini di Bari e dell’Italia offrire “pane e rifugio” agli emigrati albanesi che lasciarono il loro Paese al tramonto della dittatura comunista, agli inizi degli anni ’90. Vede oggi gli albanesi di Bari che non si sono integrati perfettamente nel tessuto sociale e culturale barese, che hanno costruito in questa città, così come in tutta l’Italia, le loro case, le loro famiglie, le loro vite, il lavoro e le loro imprese, i loro sogni. L’amicizia fra i nostri due Paesi e i nostri due popoli si è ormai “tradotta” nel più grande supporto che un paese o popolo può dare per l’adesione dell’Albania alla famiglia europea. L’Italia è il ponte naturale sulla strada dell’Albania verso l’Europa.
Questa targa, oggi, nel centenario dell’assassinio di questo gigante liberatorio, come lo avrebbe chiamato Fan Noli, vede e conferma che il sogno di Luigj Gurakuqi per un’Albania “ai confini del suo ideale”, come affermava alla cerimonia del suo funerale un altro grande albanese, Hasan Prishtina, si sta avverando.
Onore alla sua memoria, onore all’Italia.
Il caso Gurakuqi
Un delitto politico tra Albania e Italia a Bari nel 1925


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